La minore di tre

Patrizia Trovato
ℹ️ © Le Farfalle, maggio 2016

La minore di tre

Recensioni

Con un tessuto narrativo agile, intenso e lieve Patrizia Trovato, mentre racconta di sé racconta tutte noi. La felicità della narrazione di sé, così cara alle donne, attraversa ogni pagina di questa preziosa opera prima, di questo atlante della memoria, di questa geografia emozionale che ci impone una empatia assoluta. L’autrice ci conduce nel gioco delle relazioni interpersonali e degli affetti, attraverso pagine così ricche di fatti, emozioni, ricordi, trame di vita, da provocarci, talvolta, una sorta di smarrimento. Brevi capitoli si susseguono mentre l’io narrante perlustra le stanze del ricordo così che un mondo si rivela, a poco a poco, attraverso la precisione di uno sguardo a volte dolce e malinconico e altre implacabile di chi chiede attenzione e cura. Le pagine scorrono come un epistolario romanzesco simile ad un nastro inciso nella memoria in cui si annoda l’infanzia di tre sorelle. Infanzia, per certi aspetti, felice ma segnata, nel suo tramonto, dalla perdita irreparabile di una delle tre che arriva come l’imprevisto che altera la norma. Così che il libro diventa quasi una lunga lettera d’amore alla sorella perduta. Ma il lettore e la lettrice sono accompagnati, anche, attraverso quei sommovimenti che caratterizzano il tempo ricco e fondamentale dell’adolescenza: il dolore, la ribellione, il disagio dell’“ultima di tre” che Trovato narra come in un Bildungsroman realistico e insieme contrappuntato da voci interiori. Le voci della memoria che diventa traccia del nostro stesso vissuto che pensavamo insignificante. Un vissuto che non richiede necessariamente di immortalarsi nei secoli, né di essere una faccenda di eroi, ma un affabulare felice che permette all’autrice e a noi di vederci, finalmente, senza veli. E solo dopo aver evocato e condiviso tutto questo che noi, con l’autrice, potremo risalire il fiume della vita.

Pina Mandolfo

Io posai la matita e mi misi a guardare tutti gli altri bambini disegnare quel disegno che non seppi fare. E vidi il Disegno, e la Scuola. Vidi l’Infanzia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.