Genesi

Opera in tre atti
Franco Battiato
ℹ️ © ℗ Nuova Fonit Cetra, 1987

Genesi

Recensioni

Uno sguardo dal ponte dello stretto di Messina
È certo, pensavo, ritornando a casa dopo anni di studi musicali, che molti artisti occidentali hanno proprio l’ossessione dello sviluppo delle forme; col fatto non trascurabile, che essendo queste, prive di contenuto reale, invecchiano con e come la moda che le ha generate.
Quanti sarebbero in grado di riconoscere una bella donna dall’indiscutibile talento, che si presentasse sotto mentite spoglie?
Quanti sono capaci di ascoltare in relazione diretta e non «a programma»?
E quanti sentono il dispiacere che certe aggregazioni di suoni producono su certi organi?
La musica dodecafonica è stata per la Musica quello che oggi i filmini pornografici sono per il Sesso. E non ho certo le condizioni necessarie per scagliare pietre, né il benché minimo atteggiamento moralistico; ma che decadenza, che vecchiume, che lascivia e corruzione! E pensare che molti credono in chissà quali conquiste di libertà.
Da una qualche parte di me sorse spontanea una domanda: e il puntilismo dissociativo? E lo strutturalismo integrale? Altrettanto spontanea la risposta «patatì patatà».
Intendiamoci, nessuno, credo, mette in dubbio le qualità tecniche dalle quali muovono la loro invenzione almeno alcuni compositori, con eccellenti risultati, ma questo cosa c’entra?
Molte sono purtroppo le invenzioni assolutamente ridicole in partenza che diventano irresistibilmente comiche quando arrivano a essere definite «avanguardia».
Egregio signore, mi creda, dissi al mio occasionale compagno di viaggio: avanguardia non è uno spazzolino da denti sbattuto sulle corde di un violino, né un glissando di ottoni, né una provocazione o un’ideologia, né tantomeno la scoperta di armonici artificiali, né la cronaca sublime della schizofrenia del nostro tempo o, ancor peggio, una rarefatta e raffinata atmosfera cangiante per timbri interstellari, lunari, o come si vuole.
Non potrebbe essere invece un profondo stato dell’essere?
Un percepire e riconoscere il disegno delle leggi che governano la materia e la sua evoluzione?
Sa che ho avuto la fortuna di incontrare eremiti che hanno scoperto cose a cui la scienza non arriverà mai?!
San Paolo è dalla mia parte.
E Ettore Majorana, e la lista sarebbe lunga.
Chi l’ha detto che ci vuole fede per credere?
E se bastasse percepire? Sentire? Se non vedere?
Quando per esempio, gioie inesprimibili, come adesso che mi sto avvicinando alla mia terra, mi invadono, quando tutte le cellule del mio corpo danzano con i ritmi di una stagione, come posso trovare posto e tempo per una disquisizione sull’esistenza di una vita dopo la morte?
Sembrerebbe un fuori tema, ma non lo è.
E quante chiacchiere negli ultimi tempi anche da parte di scrittori straordinari su, in, per, contro Dio.
Non sforziamoci amici, non ci può sentire e forse i nostri reclami stanno andando a vuoto per l’inesistenza di questo canale di comunicazione nella natura primigenia.
E se provassimo a cambiare frequenza, che.non si sa mai o almeno ad abbassare il tiro?
«Nun t’allargà» diceva giustamente un mio amico cantautore romano al tastierista che gli armonizzava le canzoni con tipico modo jazzistico.
Un brusio e una eccitazione crescente nei viaggiatori mi distolse piacevolmente dai miei pensieri e dai miei discorsi.
Eravamo già sull’isola.
Come ho amato ed amo i rituali e le tradizioni di questo popolo e come sto combattendo contro quella specie di malattia ereditaria, che si trasmette anche via etere, per cui ti ritrovi ad avere un gusto, un’idea, un’immagine (molte volte sbagliati), di cose, fatti e persone che non hai mai conosciuto.

Franco Battiato

La trama
Gli Dei, seriamente preoccupati del fracasso umano, decidono di inviare sulla Terra quattro Arcangeli-messaggeri per cercare di evitare l’ennesimo Diluvio e aiutare gli abitanti a superare forse la più grave delle crisi che ha investito il Pianeta dai tempi della Creazione.
Durante la loro permanenza sotto forma umana, scoprono reali possibilità di salvezza per mezzo di persone che in qualche modo hanno mantenuto Insegnamenti e Pratiche della Tradizione Esoterica delle epopee mitologiche a oggi.
Un cantore che vive nella ricerca e nella meditazione.
Un Monastero i cui frati, isolati completamente dal mondo, celebrano le antiche Liturgie.
Una Confraternita dedita alla Danza Sacra.
Il primo atto si chiude con una Lode a Mevlana, inventore della suddetta Danza.
Costruiscono una grande Astronave, tale da contenere il cantore e il suo popolo, per un viaggio metascientifico e allucinogeno, per conquistare una nuova Comprensione.
Al ritorno, difatti, tengono una lezione sulle origini del Mondo.
“Tout n’était Rien / Rien était Tout / Tout était Dieu / Dieu n’était Rien / Dieu était Tout / Silence d’avant-éternité / Le temps n’était pas né. / L’aria si separò dal fuoco / Mille terre, mille soli. / Aria-spirito fuoco-coscienza / acqua-sangue terra-carne”
Il cantore, in segno di riconoscimento, canta per loro un passo tratto dalla Bhagavad-Gita. Il popolo si appropria maldestramente del messaggio ricevuto facendone un sistema.
La morte e il nuovo mondo.
“Je suis l’homme je suis le chemin / une clée est ma demeure”
Il cantore, come in trance, chiama, in ordine alfabetico, celebri Musicisti, i cui nomi risuonano come mantra e alla cui casta sente di appartenere.
Un Gloria saluta gli Arcangeli-messaggeri che ripartono viaggiando all’indietro.

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