Il dito in bocca

Fleur Jaeggy
🔗 © Adelphi Edizioni, giugno 1968

Il dito in bocca

Recensioni

Di fronte a Lung, la giovane protagonista di questo romanzo, i medici, e non solo loro, restano perplessi: Lung non ha mai abbandonato l’abitudine di mettersi il dito in bocca, risponde alle domande mostrando lo smalto delle unghie, racconta lucidamente, leggermente, i fatti della sua vita, ma la chiarezza è apparente ed è facile perdersi fra le sue parole, peraltro scarse; quanto ai fatti, potrebbero far rabbrividire, se non si fosse distratti dal tono agile, sconsiderato e preciso della narratrice.
Lo zio-padre Jochim, la madre Marween, le tragiche storie del piccolo fiammiferaio e dell’amica Armance, l’incontro decisivo e laconico con un grande filosofo, «un caso di entusiasmo» e lo strano caso del professor Walter, la Scimmia Albina, l’enigmatico e sapiente Nathan, Kong, ecc. ecc. – con l’aiuto di tutti questi elementi Lung ci presenta un puzzle che non si chiude da nessun lato, e che possiamo tentare di ricostruire solo perchĂ© ci sentiamo guidati con discrezione e talento algebrico.
Nell’insieme pittoresco degli umani, Lung partecipa di una specie a parte, mimetizzata e potente, i neutrali. Chi siano essi esattamente sarebbe presuntuoso dire in due parole. Certa è la loro potenza, e il libro la dimostra in una serie di feroci vicende, che Lung non può fare a meno di scatenare e constatare. Lung, fra l’altro, è in rapporto con i Costoro, esseri indeterminati e determinanti, integralmente neutrali, non necessariamente visibili, il cui intervento può essere funesto o benefico, indulgenti con i loro protetti, distruttivi con gli incauti che li avvicinano senza conoscerli. La famiglia di Lung, per esempio, ne sarĂ  travolta. Comunque, oltre Lung, vari altri personaggi partecipano dell’essenza neutrale – e attraverso di essi veniamo introdotti, con sempre maggiore evidenza e assoluta nonchalance, sulla scena di un teatro fantomatico.
Lung traversa le sue storie senza fermarsi mai, in uno stato di continua sospensione, di dubbia identitĂ , con un passo che ci sembra di vedere per la prima volta – di sonnambula o di veggente – lasciando dietro di sĂ© una costellazione di emblemi aforistici e la traccia di una presenza dimenticata e fondamentale della letteratura: l’ironia romantica.

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