De mundo pessimo

Manlio Sgalambro
— © Adelphi Edizioni, giugno 2004 

De mundo pessimo

Recensioni

«Nello spirito vi sono ancora continenti da conquistare, scoperte e grandi viaggi» si legge in una delle pagine di questo libro, dove sono raccolti scritti che Sgalambro definisce con brillante sprezzatura «‘parerga’ che precedono, anziché seguire, un sistema ancora inesistente». E il viaggio cui ci invita – «scalando le vette della metafisica e buttandosi poi giù a capofitto» – è più aspro che mai. Da Sgalambro, d’altra parte, il lettore si aspetta non già un sistema, ma schegge vulcaniche, che qui si presentano sotto forma di brevi trattati: da De mundo pessimo (in cui la vulgata pessimista viene sottoposta a una critica radicale, in modo da sottrarre al pessimismo quel «troppo umano» concernente solo la ‘vita’ e individuare così il pessimum della totalità) al Dialogo sul comunismo (dove si oppone alle concezioni correnti l’idea di un «comunismo metafisico»); da De coelo (in cui Sgalambro torna sui temi che innervano la Morte del sole, il libro che lo rivelò) a Della filosofia geniale (dove, muovendo da Schopenhauer, «si pone il problema se la filosofia non debba essere sottratta all’università e restituita al “genio”») a Contro la musica (nel quale si prendono le distanze dalla tradizione concettuale che fa capo a Bloch e Adorno per gettare le basi di «una critica dell’ascolto») – per concludere con una Lettera sull’empietismo e su un recente progresso della teologia, che riprende e sviluppa uno dei motivi fondamentali del pensiero di Sgalambro. «Scricchiola in qualche modo l’impalcatura che il mio spirito si è dato in tutta la vita» dice l’interlocutore del filosofo nel Dialogo. E non saranno pochi a condividere questa percezione.

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